Siamo stati ad Alghero per 10 giorni. L’obiettivo principale del nostro viaggio è stato quello di creare un cluster per le nostre campagne di link building in Sardegna e, secondariamente, analizzare i modelli di business che funzionano meglio in un periodo dominato dal turismo di massa.
È stato veramente difficile capire cosa inserire all’interno di questo report, ma negli ultimi giorni abbiamo avuto una sorta di illuminazione.
Turismo di massa: piaga o manna?
Ad Alghero tutto ruota intorno al turismo di massa, che rappresenta una piaga per la popolazione e una manna per gli imprenditori del posto.
Parliamo di una piaga perché il turismo dei B&B ha innalzato in maniera esponenziale gli affitti delle case, con l’aggravante che moltissimi appartamenti sono disponibili solo dal mese di Ottobre a Maggio. Parallelamente, – e non è una sorpresa -, anche il costo della vita è salito alle stelle. Il quadro drammatico viene completato da stipendi bassi e posti di lavoro volatili.
Parliamo di una manna perché il turismo genera ad Alghero una montagna di ‘piccioli’, ovvero tra 200 e 250 milioni di euro all’anno. Nel 2025, la città ha registrato circa 1,8 milioni di presenze, in aumento dell’11,65% rispetto all’anno precedente. Nel 2026 questa cifra ha già superato la soglia dei due milioni di pernottamenti.
La stima, – che abbiamo effettuato -, considera una spesa media compresa tra 110 e 140 euro al giorno per turista, includendo alloggio, ristorazione, commercio e servizi. Il valore complessivo potrebbe essere ancora più elevato considerando gli escursionisti giornalieri, le seconde case, i pernottamenti non registrati e l’indotto legato ai trasporti.
Chi guadagna e chi lavora nel turismo algherese
La ricchezza turistica di Alghero viene distribuita tra numerosi alberghi, B&B, proprietari di case vacanza, ristoratori, stabilimenti balneari, società di escursioni e commercianti. In questo settore frammentato sono le strutture alberghiere, immobiliari e ricettive più grandi quelle che concentrano naturalmente una quota maggiore degli incassi. Resta da capire se questa ricchezza accumulata resta in Sardegna, oppure viene trasferita in altri posti.
Per quanto riguarda la forza lavoro, non esiste un conteggio aggiornato relativo a tutti i lavoratori “del turismo” ad Alghero, perché molti operano in settori che servono anche i residenti. Considerando soltanto alberghi, strutture extralberghiere, bar e ristoranti, una stima plausibile è di circa 2.500-3.500 addetti durante l’anno, includendo dipendenti, titolari e collaboratori. In estate, con l’ingresso degli stagionali, il numero potrebbe salire a 4.000-5.000 persone.
Se si allarga il perimetro al commercio turistico, stabilimenti balneari, escursioni, nautica, autonoleggio, trasporti e servizi culturali, il turismo può coinvolgere direttamente o indirettamente tra 5.000 e 7.000 lavoratori nel momento di massima attività. Sarebbe quindi una quota molto rilevante dell’occupazione cittadina, ma caratterizzata da forte stagionalità, contratti brevi e oscillazioni considerevoli tra estate e inverno.
Il modello dell’overtourism e i suoi effetti collaterali
Il modello su cui Alghero ha costruito la propria fortuna economica è un modello infetto basato sull’overtourism stagionale. I suoi effetti collaterali, sono identici a quelli che vediamo in città come Barcellona o Parigi, la sostituzione di negozi e servizi tradizionali con attività rivolte esclusivamente ai turisti, che porta le città a trasformarsi in una sorta di parco a tema di se stesse. Un parco composto da bar, ristoranti, locali e villaggi turistici tutti simili tra di loro, che seguono la stessa domanda stagionale con la stessa offerta standardizzata, invece di differenziarsi.
I benefici di questa tipologia di turismo tendono a concentrarsi nelle mani di pochi, mentre le comunità locali restano ai margini con una forbice di ricchezza che rischia di aumentare nei prossimi anni. Nel Mezzogiorno e nelle isole una quota molto elevata degli stagionali percepisce redditi bassi e, nel turismo, quasi sette lavoratori su dieci restano sotto la soglia di povertà salariale
I primi passi verso la destagionalizzazione
Alghero ha comunque iniziato a lavorare sulla destagionalizzazione. Accanto al trekking costiero, alle esperienze nelle cantine e alle attività naturalistiche del territorio di Porto Conte, nel 2026 è stato sottoscritto un protocollo che prevede promozione nei mesi di bassa stagione, appuntamenti culturali ed enogastronomici e migliori collegamenti con l’entroterra.
Per ora, però, queste proposte occupano ancora uno spazio secondario rispetto al modello dominante, fondato soprattutto sul turismo balneare, sulla ristorazione, sui locali e sulle grandi strutture ricettive concentrate nei mesi estivi.
Cosa fare adesso? Alghero deve scegliere quale turismo vuole
Sarebbe assurdo chiedere ad Alghero di rinunciare a un settore che, da molti anni, genera centinaia di milioni di euro e sostiene migliaia di posti di lavoro. Il punto è capire quale parte di questa ricchezza rimanga sul territorio e, soprattutto, quanto contribuisca a migliorare la vita di chi ad Alghero abita tutto l’anno.
I limiti di un sistema sovraccarico
Durante l’estate la popolazione presente arriva quasi a triplicare quella invernale e la città mostra tutti i limiti di un sistema incapace di sostenere una domanda di queste dimensioni. Noleggiare un’auto può diventare impossibile, raggiungere alcune spiagge richiede ore di attesa, trovare un alloggio a un prezzo ragionevole è un’impresa titanica e di notte gli spostamenti sono affidati a un numero insufficiente di taxi. Il risultato è un sovradimensionamento ingestibile non soltanto per i residenti, ma anche per gli stessi operatori locali.
Mobilità: il collo di bottiglia più evidente
La mobilità rappresenta probabilmente il limite più evidente. Chi arriva senza automobile dispone di poche alternative per raggiungere le spiagge, muoversi la sera o esplorare il territorio. Se un volo viene cancellato o perso durante la notte, ricostruire un itinerario per lasciare l’isola può trasformarsi in un percorso a ostacoli, tra collegamenti interrotti, informazioni frammentarie e servizi non disponibili. Una destinazione internazionale non può dipendere quasi esclusivamente dall’automobile privata e da collegamenti pensati soltanto per alcune fasce orarie.
Una piattaforma digitale che ancora manca
A questo si aggiunge un livello di digitalizzazione ancora insufficiente. Molti siti di strutture, servizi e operatori locali sono abbandonati, poco chiari o non consentono di verificare disponibilità, prenotare e pagare online. Le informazioni su autobus, taxi, escursioni, spiagge e collegamenti sono spesso disperse tra pagine differenti, alcune delle quali non aggiornate. Prima di promuovere ulteriormente la destinazione servirebbe una piattaforma unica, multilingue e realmente funzionante, attraverso la quale organizzare l’intero soggiorno.
La priorità abitativa
La prima urgenza resta però quella abitativa. Occorre trovare un equilibrio tra il diritto dei proprietari a mettere a reddito gli immobili e quello dei residenti a trovare una casa disponibile per dodici mesi. Non significa mettere al bando i B&B, ma controllarne la crescita nelle zone maggiormente congestionate e premiare chi sceglie contratti residenziali di lunga durata.
Un lavoro turistico più stabile
Anche il lavoro deve cambiare. Una parte delle risorse generate dal turismo dovrebbe tornare direttamente alla città, finanziando trasporti, manutenzione, servizi pubblici e misure per i lavoratori stagionali. Incentivi e contributi dovrebbero privilegiare le imprese che garantiscono contratti più lunghi, salari dignitosi e formazione, non soltanto quelle che aumentano il numero dei posti letto o dei coperti.
Destagionalizzare per davvero
Destagionalizzare, inoltre, non può voler dire organizzare qualche evento in autunno e continuare a proporre lo stesso prodotto per il resto dell’anno. Oggi Alghero appare sovraffollata in estate e quasi priva di un’offerta strutturata nei mesi invernali. Mancano spazi pensati per nomadi digitali e lavoratori da remoto, così come servizi e attività capaci di attrarre per periodi più lunghi le famiglie del Nord Europa che cercano temperature miti, natura e una quotidianità meno costosa rispetto a quella dei propri Paesi.
Coworking, collegamenti affidabili, attività per bambini, strutture sportive, percorsi naturalistici accessibili, programmi culturali e servizi aperti tutto l’anno permetterebbero di intercettare un pubblico diverso. Ma per riuscirci non basta una campagna promozionale: alberghi, ristoranti, trasporti e attività commerciali devono garantire continuità, orari chiari e possibilità di prenotazione.
Quantità o qualità?
Alghero sembra invece aver privilegiato la quantità sulla qualità. Più arrivi, più pernottamenti, più tavoli, più case vacanza. Ma un’offerta standardizzata e congestionata non rende la destinazione più competitiva: ne consuma le risorse, peggiora l’esperienza dei visitatori e rende la vita quotidiana più difficile ai residenti.
Dopo dieci giorni ad Alghero, la sensazione è che la città non abbia bisogno di altri turisti concentrati negli stessi due mesi, negli stessi luoghi e davanti alla stessa offerta. Ha bisogno di distribuire meglio quelli che già arrivano: durante l’anno, nel territorio e lungo tutta la filiera economica.
La vera sfida non consiste nel superare ogni estate il record precedente. Consiste nel trasformare il turismo da una massa che Alghero è costretta a sopportare in una risorsa che la città sia finalmente in grado di governare.
